Legittimo il licenziamento del dirigente che svolge attività parallela.

La Cassazione ha recentemente stabilito (sentenza n. 2870 del 31.01.22) che il licenziamento del dirigente che ha svolto attività extralavorativa durante l’orario di lavoro, seppure in un settore estraneo a quello del datore di lavoro, avuto riguardo al ruolo posseduto e all’affidamento richiesto per l’espletamento di tale ruolo, costituisce comportamento grave, idoneo a ledere gli interessi del datore. Ha tenuto conto anche del danno economico cagionato al datore dalla corresponsione della retribuzione pure per il periodo in cui il dipendente aveva svolto attività lavorativa per conto proprio ed ha concluso che tutti gli elementi considerati fossero idonei a ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario ed a sorreggere la giusta causa di recesso.

I giudici di appello hanno quindi “ritenuto provato lo svolgimento di attività extralavorativa durante l’orario di lavoro, come tale integrante illecito disciplinare, ma (avevano) escluso che la condotta fosse di gravità tale da giustificare il recesso perché occorreva tener conto della “ridotta portata temporale della violazione accertata, da rapportarsi all’orario flessibile e alle mansioni mobili di impiegato direttivo”, che richiedevano la “regolare presenza presso agenzie e sedi della società dislocate sul territorio, con conseguente frequente e necessitata mobilità”

La Suprema Corte Corte, con la sentenza 13613/17, ha ritenuto integrato il vizio di violazione di legge, sub specie di erronea sussunzione della fattispecie concreta in quella astratta, osservando che la Corte territoriale aveva errato nel sostenere che “un comportamento illecito ridotto temporalmente”, dal quale non era derivato un pregiudizio concreto per il datore di lavoro, fosse per ciò solo inidoneo a ledere il vincolo fiduciario, potendo tale effetto ricondursi a qualsiasi condotta capace di porre in dubbio il corretto futuro adempimento della prestazione, dovendo ulteriormente esigersi il rispetto dei canoni di correttezza e buona fede da parte di chi, in ragione della qualifica posseduta, svolge la prestazione al di fuori della diretta sfera di controllo di parte datoriale.

La S.C. ha poi puntualizzato che l’obbligo di fedeltà impone al dipendente di astenersi anche da qualsiasi condotta astrattamente idonea a ledere gli interessi del datore di lavoro e che “lo svolgimento di attività extralavorativa durante l’orario di lavoro, seppure in un settore non interferente con quello curato dal datore, è astrattamente idoneo a ledere gli interessi di quest’ultimo, se non altro perché le energie lavorative del prestatore vengono distolte ad altri fini e, quindi, finisce per essere non giustificata la corresponsione della retribuzione che, in relazione alla parte commisurata alla attività non resa, costituisce per il datore un danno economico e per il lavoratore un profitto ingiusto.