Il datore di lavoro è obbligato a denunciare il contagio da COVID19.

A mente della circolare INAIL n. 24 del 9 settembre 2021, Il datore di lavoro è a denunciare il contagio da COVID19 sul luogo di lavoro, anche quando l’evento venga segnalato dall’Inps e/o dal lavoratore direttamente all’INAIL. 

In tali casi è la sede INAIL che, ricevuta la notizia di contagio, richiede al datore di lavoro di denunciare l’infortunio a mezzo posta elettronica certificata, dalla cui ricezione decorre il termine di due giorni entro cui inviarla per evitare la sanzione da 1.290 a 7.745 euro. 

Nel caso in cui si accerti che il datore di lavoro non aveva avuto notizia dell’infortunio e non era a conoscenza dei riferimenti del certificato medico, il termine di due giorni di cui all’articolo 53, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, decorre dalla data di ricezione da parte del datore di lavoro della richiesta della denuncia di infortuno che viene trasmessa dalla sede competente via PEC o per posta in caso di constata assenza di PEC.

Fuori dai suddetti casi (presenza di un certificato medico d’infortunio rilasciato al lavoratore e/o richiesta di denuncia da parte della Sede INAIL), non è ravvisabile in capo al datore di lavoro alcun obbligo di presentazione della denuncia di infortunio. Si precisa che per i casi di malattia-infortunio da Covid-19 la violazione dell’obbligo di presentazione della denuncia nei termini di legge presuppone che il datore di lavoro sia a conoscenza che l’evento è qualificabile come infortunio sul lavoro anzichè come malattia di competenza dell’Inps, pertanto il termine decorre sempre dal giorno successivo alla data di ricezione dei riferimenti della prima certificazione medica di infortunio che attesta che l’astensione assoluta dal lavoro è riconducibile al contagio. 

Per ciò che concerne il procedimento sanzionatorio, la denuncia d’infortunio rientra nel campo di applicazione della «diffida obbligatoria»; pertanto, gli ispettori INAIL sono tenuti prima di tutto a emettere diffida a carico del datore, con invito a regolarizzare entro 15 giorni con pagamento della sanzione minima (euro 1.290). 

Se il datore di lavoro non provvede, l’ispettore procede con richiesta di pagamento della sanzione ridotta ex legge n. 689/1981 (di 2.580 euro) entro 60 giorni. In mancanza, l’ispettorato procede all’emissione di «ordinanza ingiunzione» e la sanzione potrà arrivare a 7.745 euro.