La subordinazione c.d. attenuata aziendale nel rapporto di lavoro dirigenziale.

Con la sentenza n. 3640 del 13.02.20 la Suprema Corte ha rammentato i seguenti principi:

In ordine alla qualificazione di un rapporto di lavoro come autonomo o subordinato, con particolare riferimento all’attività di un dirigente, è necessario verificare se il lavoratore possa ritenersi assoggettato, anche in forma lieve o attenuata, alle direttive, agli ordini e ai controlli del datore di lavoro, nonchè al coordinamento dell’attività lavorativa in funzione dell’assetto organizzativo aziendale (cfr. Cass. n. 3594 del 2011, Cass. n. 7517 del 2012, Cass. n. 18414 del 2013, Cass. n. 9463 del 2016, Cass. n. 29044 del 2017, Cass. n. 29761 del 2018, Cass. n. 5178 del 2019), potendosi ricorrere altresì, in via sussidiaria, a elementi sintomatici della situazione della subordinazione quali l’inserimento nell’organizzazione aziendale, il vincolo di orario, l’inerenza al ciclo produttivo, l’intensità della prestazione, la retribuzione fissa a tempo senza rischio di risultato.

In particolare, ai fini della configurazione del lavoro dirigenziale – nel quale il lavoratore gode di ampi margini di autonomia ed il potere di direzione del datore di lavoro si manifesta non in ordini e controlli continui e pervasivi, ma nell’emanazione di indicazioni generali di carattere programmatico, coerenti con la natura discrezionale dei poteri riferibili al dirigente – il giudice di merito deve valutare, quale requisito caratterizzante della prestazione, l’esistenza di una situazione di coordinamento funzionale della stessa con gli obiettivi dell’organizzazione aziendale, idonea a ricondurre ai tratti distintivi della subordinazione tecnico-giuridica, anche se nell’ambito di un contesto caratterizzato dalla c.d. subordinazione attenuata aziendale (Cass. n. 7517 del 2012).Il requisito della eterodirezione dell’attività, è dunque il criterio decisivo per individuare la natura autonoma o subordinata del lavoro, come d’altronde evidenziato dalla lettera dell’art. 2094 c.c. 7.1. La Corte distrettuale, nel caso di specie, si è conformata all’orientamento giurisprudenziale consolidato avendo rilevato che “In sostanza, seppure risultano evidenziati alcuni elementi che normalmente connotano le funzioni di un lavoratore con qualifica dirigenziale, nell’ottica della c. d. catena discendente, è totalmente assente qualsiasi accenno in ordine alla catena ascendente, con particolare riferimento ai rapporti con i vertici della società e alle direttive ricevute dai medesimi”. In assenza, dunque, di allegazioni (e prove) relative alle modalità di esplicazione del potere direttivo e di controllo dei vertici della società nei confronti del ricorrente, la Corte distrettuale ha correttamente ritenuto infondata la domanda di accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro, non essendo emerso alcun profilo che potesse integrare una pur attenutata eterodirezione del lavoratore ed essendo insufficiente, in quanto neutro, il solo elemento indiziario dell’inserimento nell’organizzazione imprenditoriale.